REPORT 2012 Stati Generali della Green Economy – 70 eco proposte sostenibili per uscire dalla crisi

stati generali green economy 2012 reportGli Stati Generali della Green Economy si sono tenuti a Rimini presso la Fiera Ecomondo-Key Energy il 7 ed 8 novembre 2012.

SCARICA IL REPORT CON LE 70 ECO PROPOSTE PER LA GREEN ECONOMY

L’innovativo progetto di grande partecipazione nazionale è stato promosso da un Comitato organizzatore composto da 39 organizzazioni di imprese rappresentative della green economy italiana in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente.

I lavori preparatori, iniziati nel mese di Maggio 2012, hanno portato all’elaborazione di una piattaforma programmatica per lo sviluppo di una green economy in Italia frutto di un processo aperto e partecipativo che ha visto il coinvolgimento di centinaia di esperti e rappresentanti del mondo delle imprese, delle forze politiche e della società civile.

sito web di riferimento: www.statigenerali.org

REPORT 2012 Stati Generali della Green Economy in studio baroni

Tra le due rivoluzioni in corso (carta ed elettronica) dal 1° gennaio è obbligatorio tracciare vendite e rese di quotidiani e periodici

Paul Saffo e Daniele Callini in Studio Baroni png

Oggi prendiamo spunto dall’interessante post “Amanuensi“, scritto da PierLuca Santoro che è l’Autore de “Il Giornalaio”, nel quale mette in evidenza l’obbligo (decorrenza 1 gennaio 2013) che ricade su tutta l’intera filiera distributiva della comunicazione stampata.

Questa cosa italiana dei giorni nostri… è come un terremoto silenzioso, carsico, sottovento… che va ancora più in profondità del sistema della comunicazione su carta stampata, va alle radici del sistema informativo dei quotidiani e periodici su carta, cioè un mondo che produce, ancora adesso, comunicazione a go go.

La stampa di quotidiani e periodi dà lavoro a migliaia di persone, è un mondo che, fino a qualche decennio fa, usava il piombo a nastro… ma che ha saputo gradualmente evolversi fino all’attuale punto di non ritorno, cioè “giornale tablet”.

Il punto della situazione evolutiva di questo mondo l’ha ben rappresentato Luca De Biase come possiamo leggere in questa discussione 2011 tenutasi all’interno dell’intenso programma del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia (p.s. programma 2013 in gestazione qui).

Stiamo parlando di quel qualcosa che ha avvio al quella che possiamo essere stata la “prima Rivoluzione della Comunicazione” grazie a quanto è stato inventato dal famoso Johann Gutenbergorafo, inventore e tipografo tedesco, inventore della stampa a caratteri mobili moderna. Senza addentrarci troppo nella storia, ricordiamo solo che fu un’invenzione molto importante che fece da cerniera tra la fine Medio Evo e l’inizio del Rinascimento. 500 anni fa, qui da noi, avevamo Venezia con l’Armenia, già capitale dell’innovazione culturale europea di quel tempo. Grande, infatti, era la mole di libri fabbricati nella Serenissima laguna grazie alle esperte mani armene giunte a Venezia dalle terre del Monte Ararat. Per onore della storia, a dirla quasi tutta sotto l’aspetto della storia della carta stampata, prima degli europei sono arrivati i cinesi con la stampa a blocchi di legno (epoca Dinastia Tang). Tuttavia esistono testimonianze su questo metodo di stampa a fantasie su tessuto che portano in Egitto a prima dell’anno 220.

Bene, ma ora ritorniamo “sul pezzo” come si usa dire, cioè andiamo a comprendere a cosa mira la nuova norma italiana approvata nel 2012 dal Parlamento. Essa mirerebbe ai seguenti due obiettivi:

  1. favorire la modernizzazione del sistema di distribuzione e vendita della stampa quotidiana e periodica;
  2. assicurare una adeguata certificazione delle copie distribuite alle quali, tra l’altro, dal 2013 sono legati i finanziamenti statali.

Questa nuova norma va certamente a gravare sul sistema della carta stampata che è già stato fortemente provato dall’aggressività televisiva pubblica e privata. Già, proprio quella TV amata e odiata con bizzeffe di petizioni contro il canone da pagare oppure accustaa di essere faziosa, di parte, manovrata e chi più ne ha più ne metta. Già proprio quella TV che ha recentemente cambiato pelle sbarcando sul digitale con centinia e centinaia di canali pubblici e privati, a pagamento e gratuiti. E’ quella TV ancora più aggressiva che ti puoi vedere sul tablet e sul cellulare che aggredisce ancor di più il provato mondo della cosiddetta carta stampata anche accusata di usare inchiostri inquinanti e carte patinate non sempre riciclate.

MA COSA FANNO GLI ATTORI DI QUESTO SISTEMA?

  • EDITORI > Gli Editori (che sono tutti rappresentati nel sindacato FIEG) – come dice “Il Giornalaio” - già prima dell’approvazione della legge dichiaravano di star già lavorando all’informatizzazione delle edicole, ad oggi, con un obbligo legislativo preciso, non vi è traccia alcuna della piattaforma software promessa;
  • EDICOLANTI > Attualmente non c’è un sindacato unico (è stato il loro principale elemento di debolezza), la loro rappresentanza è sparsa in 5 sindacati, per altro “misti” tra 2 federazioni dei sindacati CGIL UIL e UGL + 2 categorie di settore come Confesercenti e Confcommercio. Va comunque sottolineato che il Sindacato più rappresentativo è sempre stato il SINAGI e fa riferimento alla CGIL. La novità nella novità è la lettera UNITARIA dei 5 rappresentati nazionali degli edicolanti. La lettera è di due settimane fa e chiedeva un incontro ai massimi livelli della FIEG. In questo contesto degli edicolanti merita evidenza la Metodologia di controllo nel lavoro di accertamento dell’Agenzia delle Entrate utilizzata da alcuni anni sui codici attività ATECOFIN 2004 (52.47.2)  e ATECO 2007 (47.62.10) sempre relativi a Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici (fonte);
  • GIORNALISTI E LAVORATORI CARTA STAMPATA > N.P. (per ora) Non Pervenuto… ma c’è da crederci che diranno qualcosa alle loro “proprietà”, cioè l’Editore dove lavorano, perché questa potrebbe essere un’altra mina vagante al loro lavoro che non sta in piedi solo con gli incassi dalla vendita dei quotidiani e periodi. Un caso per tutti, giusto per capire che non è affatto facile fare gli Editori della carta stampata, è quello  di Luca Telese con il progetto Pubblico Giornale (conosciuto semplicemente come Pubblico). Il quotidiano è durato tre mesi, fondato a Roma nel settembre 2012 e chiuso il 31 dicembre.
  • AGENZIE DI MARKETING E PUBBLICITA’ > Con la certificazione dei dati reali qualcosa potrebbe cambiare in termini di trasparenza certificata. I soggetti interessati a questi cambiamenti sono quelle persone che hanno il filo diretto con i vertici delle aziende italiane, ovvero con chi decide e gestisce i budget degli investimenti pubblicitari. E’ noto che le agenzie di supporto alle aziende (o le stesse aziende che spesso hanno queste funzioni di marketing e pubblicità in capo al dirigente della comunicazione o al DG) decidono dove investire, sulla carta stampata, leggendo i dati  in base soprattutto alle tirature e diffusione, ma anche penetrazione territoriale e altri fattori che qui ci dilungheremmo troppo a spiegare. E’ evidente che queste persone guarderanno con nuovi e diversi occhiali i dati pubblici accertatati e pubblicati, mese per mese da “Accertamenti Diffusione Stampa Srl“. Giusto per fare l’esempio ecco quattro file con i dati di Ottobre 2012 così organizzati: A) Tiratura media QUOTIDIANI dati OTTOBRE 2012 ITALIA; B) Tiratura media PERIODICI dati OTTOBRE 2012 ITALIA; C) Resa media QUOTIDIANI dati OTTOBRE 2012 ITALIA; D) % Resa media su Tiratura media QUOTIDIANI dati OTTOBRE 2012 ITALIA.

Alla fine, rimane solo una domanda: come verranno gestiti i dati certificati? La cui risposta si trova nella LEGGE 16 luglio 2012, n. 103 (che ha convertito in legge, con modificazioni, il DL 18 maggio 2012, n. 63 “disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale”).

E, per concludere con il ragionamento delle rivoluzioni in atto, ecco qui sott il testo e i riferimenti delle due citazioni pubblicate dagli amici Paul Saffo  e Daniele Callini. Proviamo a metterle insieme, una dopo l’altra, per tentare di dare ancora più senso al lor pensiero.

  1. Paul Saffo afferma che “stiamo vivendo una fase compresa tra due rivoluzioni, quella della carta, non del tutto trascorsa, e quella dell’elettronica, non del tutto sviluppata”v. in SANTORO Michele, A metà del guado. Riflessioni in controluce fra cartaceo e digitale, in “Burioni Ricerche”, www.burioni.it/forum/santoro-guado.htm, 01.09.2000, pag. 1.
  2. Daniele Callini ritiene che la società post-industriale è praticamente avvolta dalle nuove tecnologie dell’informazione e dell’apprendimento, che hanno già fortemente trasformato e ancora trasformeranno profondamente la struttura sociale, economica, ed antropologica in direzioni non sempre prevedibili. (v. in CALLINI Daniele, Società post-industriale e sistemi educativi, Franco Angeli, Milano, 2006, pag. 48).

Licenze d’Uso Creative Commons e “traffic light”, cioè il semaforo della condivisione con approccio “web 2.0″

Cosa sono le licenze Creative Commons sul diritto d’autore?

Sono degli strumenti creati da una comunità internazionale che fa riferimento all’organizzazione no-profit Creative Commons con sede in California (444 Castro Street, Suite 900 – Mountain View, CA 94041) e resi disponibili in quella che possiamo chiamare “ottica open source“.

Licenze Uso Creative Commons e traffic light cioè il semaforo della condivisione con approccio web 2.0

L’obiettivo fondamentale della Comunità internazionale dei Creative Commons (chiamati anche semplicemente “commoner” oppure “commons”), nella galassia rappresentata dal tradizionale ambiente dei “Tutti i diritti riservati”, mira all’equilibrio di questi diritti anche sul piano del riconoscimento legislativo.

Va compreso che stiamo parlando all’interno di un contesto storico di diritti creati da normative evolutesi e, anche, involutesi in modo variamente alternato a seconda dei punti di vista. Questi diritti sono maturati soprattutto nel ’900 con le leggi sul copyright. Ovvero, stiamo ragionando attorno a quello che è stato definito come il “secolo cerniera” tra il secondo e il terzo millennio e anche “secolo delle ideologie”. 

Nel condividere gli obiettivi della Comunità di Creative Commons, Studio Baroni sottolinea la validità della proposta in quanto tali licenze “non intaccano le libertà che la legge garantisce agli utenti di opere creative altrimenti protette dal copyright, come delle eccezioni e limitazioni della legge sui diritti d’autore come il commercio legittimo. E ciò avviene proprio per via dell’approccio web 2.0 che è elemento tipico e caratterizzante della cosiddetta “opportunità partecipativa” offerta dai social network” e, per altro, rafforzato dall’”ottica open source”).

Come ben sottolineato qui, per “Commoning [si intende ndr] l’arte naturale di connettersi con gli altri per creare COMUNITÀ, con convenienza e divertimento (di Julie Ristau – On the Commons, 3-3-11 – Traduzione italiana di Marco Giustini) – Per fare un esempio concerto, puoi scaricare qui il file pdf creato con open office, cioè con un open source, condivisibile con Licenza Creative Commons 3.0.

Gli strumenti Creative Commons danno a chiunque (inteso come creatore individuale oppure azienda, grande compagnia, associazione, istituzione pubblica o fondazione privata) un semplice e standardizzato modo di garantirne il rispetto dei permessi sul diritto d’autore ai propri lavori creativi.

Infine, merita sottolineare che la conoscenza creata dalla Comunità internazionale, che si è sviluppata nel corso di un decennio di attività, è un bene comune digitale, un pozzo di contenuti che possono essere copiati, distribuiti, modificati, miscelati, ed usati come base di partenza, tutto entro i limiti della legge sul copyright.

Sviluppo Sostenibile e Strategia GLOCAL in ottica multistakeholder con l’Enterprise 2.0

Da qualche anno si sente spesso parlare che è in atto una Rivoluzione a più livelli.

Tra i tanti futorologi lo ha detto  Paul Saffo (amico in facebook e docente di Ingegneria negli USA a Stanford) parlando della rivoluzione digitale con la celebre frase:

“Stiamo vivendo una fase compresa tra due rivoluzioni,

quella della carta, non del tutto trascorsa,

e quella dell’elettronica, non del tutto sviluppata”

Quindi, in un’ottica di interdisciplinarietà che è propria dei sistemi complessi, proponiamo di ragionare su quattro termini in modo coordinato: SVILUPPO SOSTENIBILE, STRATEGIA GLOCAL, MULTISTAKEHOLDER ed ENTERPRISE 2.0.

  • SVILUPPO SOSTENIBILE: Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo della società (che comprende lo sviluppo economico, delle città, delle comunità ovvero sociale e ambientale ecc.) che non compromette la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo stesso, preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali (che sono esauribili, mentre le risorse sono considerabili come inesauribili). L’obiettivo è di mantenere dunque uno sviluppo economico compatibile con l’equità sociale e gli ecosistemi (ecocompatibilità), operante quindi in regime di equilibrio ambientale. In questa importante direzione si muove il DESS, Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile, che in Italia è stato affidato alla CNI UNESCO dal 2005 fino a tutto il 2014. L’attività del DESS italiano è curata dal Comitato Nazionale e dal Comitato Scientifico DESS sulla base di uno Schema di Implementazione ONU operativo standard a livello Internazionale.
  • STRATEGIA GLOCAL: la cosiddetta neo Strategia Glocal è ispirata dal pensiero contemporaneo di Zygmunt Bauman quando egli parla di GLOCAL, ovvero un termine che deriva da “glocalizzazione” e che nasce dalla fusione di “globale” con “locale”. Nello specifico, la Strategia Glocal pone al centro le persone che abitano o sostano nel territorio e valorizza il patrimonio locale materiale e immateriale di una Città. Ma essa afferma l’importanza della comunicazione tra le persone e i portatori d’interesse (ovvero gli stakeholder come si diceva sopra). Essa presta particolare attenzione alle nuove tecnologie open source e social network per il web 2.0. La Strategia Glocal tutela, esalta e promuove le caratteristiche di una Città inteso come “prodotto territorio” nella sua relazione con il mercato globale. Ma anche enfatizza il ruolo di una Città nelle relazioni internazionali e promuove la Responsabilità Sociale delle Imprese (detta in sigla RSI o anche CSR, cioè Corporate Social Responsibility). Infatti, tale metodologia è curata principalmente dal Sistema Camerale italiano delle CCIAA, anche allo scopo di dare vita a partnership tra istituzioni pubbliche e private come spiegato ad esempio in Comunicatori Pubblici nell’editoriale di Vittorio Baroni  “Glocal, vivere la città nell’era digitale”.
  • MULTISTAKEHOLDER: Il termine multistakeholder fa riferimento ad un particolare tipo di Cultura Organizzativa (v. approdondimento in www.aiccon.it che pone le basi sul termine stakeholder, per il quale si individuano i soggetti portatori di interessi nei confronti di un’iniziativa economica, sia essa un’azienda o un progetto. Fanno, ad esempio, parte di questo insieme: i clienti, i fornitori, i finanziatori (banche e azionisti), i collaboratori, ma anche gruppi di interesse esterni, come i residenti di aree limitrofe all’azienda o gruppi di interesse locali.
  • ENTERPRISE 2.0: Il termine Enterprise 2.0 descrive un insieme di approcci organizzativi e tecnologici orientati all’abilitazione di nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione emergente, la condivisione della conoscenza e lo sviluppo e valorizzazione di reti sociali interne ed esterne all’organizzazione. Dal punto di vista organizzativo l’Enterprise 2.0 è volto a rispondere alle nuove caratteristiche ed esigenze delle persone ed a stimolare flessibilità, adattabilità ed innovazione. In questo senso è importante fare un link zoom sul concetto Web 2.0 che poi sono tutti parte della stessa famiglia di significati circa le importanti innovazione apportate con la rapida diffusione dello strumento digitale Social Network/Rete Sociale.

Istituto Italiano di Resilienza

L’Istituto Italiano di Resilienza è nato il Il 26 febbraio 2011 a Spoleto (Palazzo Mauri) e opera con un Centro Studi attivo nel settore della Sicurezza, Protezione e Difesa Civile. Rafforzare il valore di Resilienza ad ogni livello della società italiana, questo lo scopo dell’Istituto mediante attività di pianificazione e formazione per legare i concetti di Resilienza alla Protezione Civile.

Fulvio Toseroni, Presidente Centro Studi Sistema Protezione Civile, ha curato il progetto per l’istituto Italiano di Resilienza attivo anche con un proprio Comitato Tecnico. Sul “concetto di Resilienza” sono stati raccolti i contributi di David Alexander, docente all’Università degli Studi di Firenze.

MATERIALI LINK UTILI:

Le parole chiave per lo SVILUPPO: aggregazione, giovani, innovazione, radicamento, internazionalizzazione, governance e apprendimento

Ecco le parole chiave per lo Sviluppo contenute nel 5^ Rapporto Classe Dirigente 2011 pubblicato dall’Associazione Management Club, il centro studi e ricerche creato da Fondirigenti e Università LUISS:

AGGREGAZIONE di interessi, esigenze e fabbisogni di individui, organizzazioni e della collettività nel suo insieme. Nelle realtà virtuose esaminate, le idee migliori sono caratterizzate dall’attivazione di momenti di condivisione delle proposte;

GIOVANI come lo sono i principali attori delle iniziative di innovazione e sviluppo, i futuri imprenditori e manager, ma anche studenti e ricercatori, coinvolti attivamente nelle azioni promosse a livello territoriale;

INNOVAZIONE che valorizza le specifiche realtà produttive, cultruali e scientifiche delle singole realtà e che trova in queste spinta creativa e forza propulsiva;

RADICAMENTO, ovvero pensare globale e agire locale (vedi in proposito l’“Orientamento Glocal”) per un senso della comunità e del territorio riscoperto e valorizzato;

INTERNAZIONALIZZAZIONE per cogliere appieno le opportunità e le singergie offerte dall’estero nell’ambito delle quali individuare mercati di sbocco e parternship tecnologiche e produttive;

GOVERNANCE con la richiesta di luoghi di collaborazione tra organizzazioni pubbliche e private per guidare il processo, esercitare un ruolo attivo, di stimolo e di leadership, dimostrando capacità di cogliere e trasmettere i segnali di cambiamento;

APPRENDIMENTO perché la sfida della governance della complessità e dello sviluppo può essere vinta solo attivando le condizioni di un efficace apprendimento dell’intero sistema socio-economico.

.

Corso di Alta Formazione sulle scelte strategiche dell’outsourcing logistico. Logistic Accademy di Venezia, 4 novembre 2011

  • QUANDO: Venerdì 4 novembre dalle 9.00 alle 18.00
  • DOVE: Logistics Academy – Zona portuale S. Marta, Fabvricato 16, 30123 Venezia
  • CHI: Relatore Giuseppe Boschi e testimonianza aziendale di Andrea De Martin. Destinatari: Manager responsabili della funzione logistica, responsabili operativi di magazzino o della distribuzione fisica, quanti cercano un’occasione per consolidare le loro conoscenze sulle tematiche dell’Outsourcing logistico e che debbano o dovranno affrontare un’iniziativa di terziarizzazione di una o più attività della propria Supply Chain.
  • COSA:  Logistica, Supply Chain Management e Outsourcing Logistico »  Gestione della Supply Chain con i Logistics Providers » Stato attuale e tendenze in atto della terziarizzazione logistica in Italia » Obiettivi,vantaggi e rischi dell’outsourcing » Fasi principali di un Progetto di Outsourcing Logistico: dalla scelta del partner logistico alla stipula del contratto » Il contratto di Outsourcing » Il Sistema delle tariffe » Gli indici di controllo del servizio » Applicazione della metodologia a Casi Aziendali reali.
  • COME: Con uno scenario internazionale in continuo cambiamento e sempre più competitivo, il ruolo della Logistica si è andato affermando come uno dei principali fattori critici di successo aziendali. La scelta strategica di un’azienda di gestire con una propria organizzazione la Supply Chain o di affidarla, in toto o in parte, in outsourcing a terzi specializzati nel settore, dipende da numerosi fattori legati alla tipologia del prodotto e alla sua lavorazione, al grado di organizzazione e al livello di cultura presente in azienda sull’argomento. Durante il corso verranno illustrate le tematiche dell’outsourcing e le logiche decisionali che conducono ad un contratto di outsourcing della logistica e alle principali condizioni che lo devono regolare. Obiettivo del corso è fornire ai partecipanti, anche attraverso la discussione di casi aziendali, le nozioni base per affrontare con metodo e competenza sia la valutazione preliminare sulle opportunità ed i rischi di un progetto di outsourcing logistico e sia la sua implementazione e gestione operativa.
  • QUANTO: Quota d’adesione € 400 + iva – Per le aziende iscritte ad Ailog nord est € 350 + iva
  • INFO:  CFLI – Consorzio formazione logistica intermodale, tel. 041.5334155-56, venezia@cfli.it. Università Iuav di Venezia, master e career service tel. 041 257 2101 /2306 /1322 /1891, master.logistica@iuav.it.